Ragazzi cancellati dalle terapie riparative: la riflessione di Garrard Conley in “Boy erased”

Conley Garrard

Vorrei che tutto questo non fosse mai accaduto, ma a volte ringrazio Dio che lo sia.
Garrard Conley

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Hai presente quando devi andare da qualche parte, ma non conosci la strada, e qualcuno te la indica dicendo Sempre dritto, non puoi sbagliare? Ecco, c’è un certo modo di intendere la religione che funziona così: finché tiri dritto, finché segui il rettilineo, la retta via, non puoi sbagliare. Se cambi percorso, cerchi una scorciatoia, prendi una deviazione, ti perdi. Non arrivi alla meta, e se la meta è la salvezza eterna, ne consegue che tutto ciò che se ne discosta ti porterà all’inferno.

In una TedxTalk del 2014, Garrard Conley spiega di essere cresciuto in una famiglia battista missionaria, una congregazione fondamentalista la cui teologia si basa sul credere al significato letterale della Bibbia. Ad esempio, il fatto che Eva abbia dialogato con un serpente parlante che le ha consigliato di mangiare una mela. O il fatto che un uomo che giace con un altro uomo è un abominio e che il loro sangue ricadrà su di loro.

Uno dei maggiori ostacoli che si possono incontrare nella ricerca di sé stessi, è quando qualcun altro interviene per formare la tua identità al posto tuo. Sostenendo, magari, di farlo “per il tuo bene”. Credendoci davvero, di farlo per il tuo bene.

Quando i genitori di Garrard, dopo il suo coming out, si sono rivolti al pastore della chiesa locale, credevano di fare il suo bene. Quando hanno sfogliato insieme le brochure del centro di terapia riparativa Love in Action (LIA), credevano di fare il suo bene. Credevano che quel posto lo avrebbe salvato, lo avrebbe reso di nuovo meritevole della protezione di Dio.

Garrard era più che certo di essere gay, quanto lo era di voler diventare uno scrittore. Il primo giorno in LIA gli è stato requisito il taccuino, e alcune pagine sono state strappate. Lo hanno fatto per il suo bene, per allontanare ogni potenziale “falsa immagine”, così chiamavano tutto ciò che può dare l’illusione che là fuori ci sia un mondo che ti ama lo stesso, anche se sei gay.

In tutto quel periodo non gli è stato permesso di scrivere, se non per gli esercizi obbligatori sul Manuale della terapia. L’unica forma di narrazione era l’Inventario Morale, che consisteva nell’annotare con profusione di dettagli ogni comportamento o pensiero peccaminoso in cui ci si fosse imbattuti nella vita. Storie da scrivere e poi condividere con il gruppo, a voce alta, per chiederne perdono e rimodellarne il ricordo. Nel corso della terapia si dovevano individuare più comportamenti peccaminosi possibile. Bastava scavare, qualcosa sarebbe senz’altro venuto fuori. Glielo spiegò meglio J, una mattina in veranda, “Ho finito i peccati dopo una settimana. Così ho iniziato a immaginarmene di nuovi. Se mi pento per peccati che non ho commesso, forse Dio mi catapulterà direttamente al Quinto Passo”.

C’è voluto del tempo, per ricostruire quanto era accaduto. Per sua stessa ammissione, Boy erased è un mix tra i frammenti della sua memoria, i ricordi di sua madre, le testimonianze che ha letto e ascoltato negli anni successivi. Perché la sua storia è la storia di molte persone, che (anche) attraverso di lui stanno trovando una voce.

Per conoscere più da vicino Garrard Conley e il suo attivismo, suggerisco di visitare il suo sito web (http://www.garrardconley.com), seguire la Ted Talk in cui racconta la sua esperienza (Embracing the mess – How compassion saved my life https://www.youtube.com/watch?v=JmCtZz-RztQ) e ascoltare l’episodio del podcast Black Coffee Sounds Good dedicato al libro (https://www.spreaker.com/user/10655526/bcsg-s01e05-vite-reali-e-vite-cancellate).