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7 commenti su “Vita di tutti i giorni

  • Non sapendo dove altro scrivere queste righe lo faccio qui, perché penso che possa aiutare a chi si relaziona a una persona transgender nella vita di tutti i giorni:

    – “Non smetterò di usare il femminile/maschile perché finché non ti operi donna/uomo rimani” è una cosa molto insensibile da fare. Non spetta a una causa esterna determinare l’essere uomo o donna di qualcun*, transgender o cisgender che sia. Ed è una mancanza di rispetto legare ai genitali (che mai verrebbero mostrati in pubblico e che hanno davvero un’importanza minima/nulla se la persona transgender che conoscete è collega, amica, parente, conoscente) la legittimità di quello che una persona ha sempre sentito e saputo di essere. Anche nel caso di partner, veramente, credere che lui/lei/loro si possa definire in una determinata maniera solo quando “avrà” qualcosa che anatomicamente “manca” “rimpiazzando” quello che anatomicamente “non vorrebbe ma c’è”, è squallido. Toglie a quella persona il potere di emanciparsi e di sentirsi capita, accolta e amata. Non c’è bisogno di dire che essere vist* come “una cosa mezza/in attesa di essere completata” è anche una cosa che può decretare il lasciarsi quando si è in coppia.

    – Il discorso del “Quando ucciderai Sara e potrai rendere libero Daniele smetterai di soffrire” (laddove per un ragazzo FtM “Sara” sarebbe il suo nome all’anagrafe e l’identità di donna che ha sui documenti/aveva prima di prendere consapevolezza di se stesso, e “Daniele” sarebbe il nome scelto da lui e l’identità che sente di avere anche se non può ancora scriverlo sui documenti) è inerentemente transfobo, anche se fosse la persona transgender stessa a parlare di “due parti, una di donna e una di uomo, intrappolate dentro di me come due gemelli siamesi”. L’idea di morte e rinascita, qualcosa di così cruento, implica che una persona trans* parta da una identità reale e si trasformi veramente in qualcos’altro, una nuova identità che deve cercare di rendere reale, attraverso una strada intrisa di sofferenza e di non avere pace finché non si conclude, ed esclude le persone queer, non binarie, questioning, le persone transessuali che non sperimentano una disforia di genere così profonda da macerarsi dal dolore da quando hanno memoria alla fine dei loro giorni, le persone transessuali che la disforia di genere non ce l’hanno e preferiscono vivere come uomini o donne solo dentro di sé, e le persone transessuali che hanno disforia e vogliono fare il percorso di transizione PER PORTARE ALLA LUCE CHI SONO SEMPRE STATE, abbandonando le parti di sé che sono state imposte dall’esterno e che non le rappresentano. Prenderlo più come un viaggio alla scoperta di se stess*, con rinunce, compromessi, sacrifici, ma anche autenticità, gioia, liberazione, curiosità, fantasia, interesse, sensibilità, un viaggio che spetta alla persona che lo compie determinare quando termini anziché far dipendere il termine del percorso a cause esterne del tutto effimere rispetto a come si sente lei/lui/loro, è un discorso molto più inclusivo e molto meno drammatico/di ristrette vedute.

    – Ogni volta che una ragazza MtF ha comportamenti che per tradizione sono associati agli uomini (ad esempio non amare i bambini, non avere peli sulla lingua, scappare appena si parla di truccarsi) o un ragazzo FtM ha comportamenti che per tradizione sono associati alle donne (ad esempio amare danzare e cucinare, essere molto attento ai bisogni delle altre persone, non amare la violenza), questa non deve diventare una scusa per chi l* circonda per delegittimare il suo genere. La verità è che non esistono qualità maschili e qualità femminili, esistono soltanto qualità umane. E più impariamo su cosa ci rende autenticamente uomini o donne, più scopriamo che il genere è un costrutto sociale (e le persone queer, non binarie, questioning, che si interrogano su quel costrutto sociale e rifiutano di definirsi “o esclusivamente donne o esclusivamente uomini”, non diventano più soltanto “degli esseri strani e incomprensibili”).
    Anche quando ci si sente o esclusivamente uomini (ragazzi FtM) o esclusivamente donne (ragazze MtF), il percorso di transizione non è necessariamente la strada per diventare ipervirili o iperfemminili, per dover dimostrare “a tutti i costi” di essere donne o uomini in una maniera così rigida, sennò si corre il rischio di passare da una gabbia all’altra, ed è l’esatto opposto della libertà. Quindi, se io in quanto ragazza geneticamente femmina, posso avere il diritto di non amare i bambini, dire ciò che penso a testa alta senza scusarmi se offende qualcun* e non amare truccarmi perché mi costa troppa fatica e pochissimi benefici, una ragazza geneticamente maschio ha tutto il diritto di fare la stessa cosa senza doversi sentire accusata di essere “confuso” e “non una vera donna”. I preconcetti ce li abbiamo spesso noi, nella nostra testa, quando non prendiamo la conoscenza del mondo transgender anche come un’occasione per riflettere su questi condizionamenti, sui nostri stereotipi.

    Chiaramente l’argomento è vastissimo e ci sarebbe da scrivere ancora.

  • “Mio figlio è transessuale?”

    Cosa pensano i genitori quando il loro figlio (o figlia) manifesta di sentirsi appartenere al sesso opposto a quello di nascita?
    Sono tanti i pensieri, le domande, i dubbi, le paure dei genitori che si ritrovano ad affrontare per la prima volta questa inaspettata situazione.
    Proviamo quindi a rispondere ad alcune delle tipiche domande che possono sorgere in situazioni del genere:

    -Mio figlio vuole vestirsi come una femmina.
    (Mia figlia vuole vestirsi come un maschio).

    Fermati e respira, prima di tutto. Come manifesta questa volontà tuo figlio(figlia)? Te lo ha detto apertamente? Lo hai sorpreso ad usare vestiti ed accessori delle sorelle/fratelli? Te ne ha fatto esplicita richiesta?
    La prima cosa da fare è fermarsi e riflettere sulla domanda, così è possibile affrontare al meglio i passi successivi.

    -Che problema ha mio figlio? E’ “trans”?
    E’ bene non partire già ponendosi davanti ad un problema: il fulcro non è questo. Se siamo in in una fase iniziale (tuo figlio ha appena manifestato la volontà di vestirsi/fare cose “tipiche” dell’altro sesso), le motivazioni possono essere tante, tra cui quella di voler intraprendere un percorso di riattribuzione, ma anche, più semplicemente, la manifestazione di una propria indipendenza. I bambini sono liberi da tante sovrastrutture che gli adulti spesso hanno: sanno meglio di chiunque altro che l’essere maschio non significa necessariamente giocare solo con le macchinine e l’essere femmina desiderare delle bambole. L’espressione di genere è variegata e piena di sfumature.

    -E’ successo qualcosa nella vita di mio figlio, di cui forse non mi sono accorto?
    Probabilmente ciò che sta accadendo è che tuo figlio sta iniziando a sviluppare la propria identità e dare forma anche a quella che riguarda il proprio genere di appartenenza. Non necessariamente il “sentirsi dell’altro sesso” dipende da un evento particolare e/o traumatico che lo ha scatenato: spesso è solo il corso naturale delle cose.

    -Che cos’è l’Identità di Genere?
    E’ quel sentire intimo di appartenere al genere maschile o femminile. Esso è la risultante di molti fattori, ma non è necessariamente legato ai cromosomi e alla dotazione “biologica” di una persona (ad esempio, una persona nata fisicamente maschio, può avere una identità di genere femminile, e viceversa).

    -Dove/cosa ho sbagliato? Cosa posso fare?
    La domanda che spesso tormenta i genitori che si trovano di fronte a situazioni di questo tipo, riguarda il raffrontarsi coi sensi di colpa e la ricerca di possibili errori commessi nel difficile “mestiere” di educatori dei propri figli. E altrettanto immediata deve essere la risposta: nessuno. Il sentire intimo dei figli di appartenere ad un sesso piuttosto che ad un altro non dipende in alcun modo da possibili errori commessi dai genitori.

    -Devo fare degli esami medici? A chi posso rivolgermi?
    Quando si intraprende un percorso di riattribuzione di sesso, le indagini mediche fanno parte dell’iter. In questo caso, però, ciò che è più importante è mettersi in una posizione di comprensione e di ascolto. Situazioni come queste sono molto delicate e difficili da affrontare, sia per i diretti interessati (i bambini/ragazzi), sia per i genitori, che provano tante emozioni forti e contrastanti.
    Può essere utile, allora, rivolgersi ad uno psicologo per avere una prima accoglienza e ricevere delle utili linee guida per muoversi bene in queste situazioni. Lo psicologo, infatti, è anche la prima figura implicata nell’iter di transizione.
    E’ importante non sentirsi soli, perché effettivamente non lo si è: ci sono tante altre persone che vivono, o hanno vissuto, le stesse situazioni e le stesse emozioni.

  • Assieme all’eterosessismo spero che scompaia o venga limitato moltissimo anche il cissessismo (per chi non ha familiarità coi termini, la presunzione che siamo tutt* cissessuali tranne rarissime eccezioni che confermano la regola e che la visione delle cose di una persona cissessuale sia universale).
    “E’ un maschio o una femmina??” durante una gravidanza o appena dopo un parto, ancora prima di chiedere “Sta bene??”, chiaramente intendendo per “maschio” qualcun* che crediamo si identificherà come bambino, ragazzo e uomo, e per “femmina” qualcun* che crediamo si identificherà come bambina, ragazza e donna. (Come ha scritto un ragazzo sulla nostra pagina: “Non è la domanda ad essere sbagliata, ma il motivo per cui lo si chiede: chiedere se è maschio o femmina dando per scontato che da grande sarà uomo/donna cissessuale e magari pure etero, perchè se no “aiuto non è perfetto”, preoccupandosi ancor prima della salute di proiettare sui figli le proprie aspettative e cacciandoli di casa o essendo profondamente scossi e con una grande delusione quando non le rispetteranno. E’ una questione non di forma della domanda, ma di sostanza della stessa.”)

    “Mi dispiace, ma questo è uno spazio per sole donne, chiunque abbia il pene è dunque pregato di starsene a casa/andare nell’altro bagno!” (possiamo desumere quindi che gli uomini transgender, alcune persone intersessuali e chi è queer siano ammess*, finché hanno una vulva).

    “Mi dispiace, tesoro, sei molto carina, ma io sono gay, amo gli uomini, quindi capirai, tu hai una V dove io vorrei chiaramente una P.” (Questa sarebbe la versione educata, le peggiori non serve che le scrivo)

    “I diritti della salute sessuale delle donne dovrebbero estendersi all’opportunità di avere accesso a un aborto sicuro..” (Verissimo, ma non sono sempre e solo le donne ad aver bisogno di un aborto)

    E’ un lavoraccio infame decostruire, mettere in discussione frasi all’apparenza innocue, schemi mentali che abbiamo appreso fin dall’infanzia. Ma io credo che vada fatto quando si tira in mezzo la salute psicofisica delle persone, transgender e cisgender incluse. Perché non importa cosa ci hanno inculcato, insegnare che le generalizzazioni combaciano coi fatti è sempre errato. Conta molto più come una persona si identifica e si sente delle sue parti intime e private.

  • Errori molto comuni che anche le persone ben intenzionate commettono quando parlano di transessualità:

    – Usare “trans” come aggettivo anziché sostantivo (es: “la trans”, “il trans”). Mi è rimasto impresso un articolo di Gaypost (sito che in generale è molto rispettoso, aperto a una pluralità di punti di vista e inclusivo) in cui c’era scritto che ad essere uccise erano state “una trans e una donna”. Il mio primo pensiero è stato “Come se la prima non fosse una donna al pari della seconda!”. Quando c’è la necessità di abbreviare nei titoli si può scrivere “due donne” (tanto se l’identità di genere delle vittime rapportata al sesso biologico non è rilevante per la notizia non serve specificarla), oppure “due donne, una trans e una cis”, e quando il pubblico ancora non conosce l’opposto di transgender, ossia la parola “cisgender”, è una buona occasione per cominciare a informarlo. Soprattutto se si è una testata molto attenta al mondo LGBTQIAA+.

    – Parlare di transgender concentrandosi sull’espressione di genere anziché sull’identità di genere, o confondere i due concetti, o credere che le persone transessuali e chi fa i drag shows siano uguali. Una persona transessuale (se non rientra nel drag king o nella drag queen, dunque lì è davvero una performance di intrattenimento che non tocca l’identità di genere dell’attrice o dell’attore) non si sta “travestendo dal sesso opposto”, non sta “recitando un ruolo”, sta “esprimendo il suo genere d’elezione”. E sapete una cosa? Quando l’espressione di sé non è graniticamente legata al genere d’elezione, non sono gli abiti ciò che conta ma come quella persona si identifica a prescindere da ciò che ha indossato o da quanto strettamente si riconosca nei ruoli di genere così come sono concepiti nella nostra cultura. Si può essere ragazzi FtM, uomini transgender, che indossano senza crearsi problemi camicie di flanella, hanno i capelli lunghi e una bella barba, p anche le guance lisce, senza che il proprio sentirsi uomo sia messo in discussione dentro di sé. Oppure si può essere ragazze MtF, donne transgender, che apprezzano il calcio, non amano i bambini e non si vestono costantemente con colori pastello, e continuare fieramente a definirsi per quelle che si è: donne. Non si può parlare dunque di “confusione” e, nei casi in cui la persona si senta a proprio agio così e non sia più alla ricerca dell’espressione maggiormente autentica di sé, neppure di “sperimentazione”. Se per le persone cisgender c’è molta più fluidità senza dover appiattire e confinare se stesse negli stereotipi di genere, lo stesso dovrebbe essere permesso senza batter ciglio alle persone transgender, senza scrivere di conseguenza o interpretare le loro motivazioni intrinseche.

  • La mia vita di tutti i giorni è molto banale per così dire. Vado al lavoro,faccio la spesa,vado in banca,alla posta. Il quartiere dove vivo è lo stesso di prima della transizione e lo stesso dicasi del lavoro e del piccolo appartamento dove abito con Lucia e il nostro gatto Gigio. La maggior parte delle persone,dei colleghi,dei vicini si sono subito resettati in modalità femminile per così dire. Sono state veramente poche le persone che non mi hanno più rivolto la parola o che mi hanno ignorata e sono state soprattutto familiari.
    Vicino a casa c’è l’Esselunga e le commesse sono sempre state e sono carine tutt’ora con me e con mia mamma quando andiamo a fare la spesa. Mi chiedono sempre come sto e spesso mi fanno i complimenti per il trucco o per i vestiti.
    Sopra al nostro appartamento abita una coppia giovane con due gemelli che vanno all’asilo
    Quando mi hanno vista dopo l’intervento hanno chiesto alla mamma chi ero e lei ha spiegato loro che ero la tata del piano di sotto e si chiama Isabella.
    Anche adesso quando mi vedon mi chiamano a gran voce:”ciao Isabella!!”
    Anche la nostra vicina di pianerottolo molto cattolica e devota a padre Pio quando mi ha rivista mi ha abbracciata e mi ha detto che ora aveva una nuova amica.
    È brutto dirlo,ma sono fortunata​.
    Quello che ho vissuto e che vivo dovrebbe essere la norma,ma purtroppo non è così per tutte le persone transgender.
    Buona serata
    Isabella

  • Mi reputo fortunata anche perché non ho subito per discriminazioni né sul lavoro né nella vita quotidiana
    In banca o alla posta il personale è sempre stato gentile e educato.
    Quando ero andata all’anagrafe per avere la carta di identità con la foto come donna almeno,la signora si è preoccupata di cancellare tutto ciò che si poteva declinato al maschile.
    Anche quando sono andata a votare sono stati molto carini e rispettosi e mi hanno messa a mio agio. Forse perché sono una signora che ha superato gli anta, forse perché mi presento con educazione e gentilezza, vestita e truccata per bene. Però voglio pensare che qualcosa stia cambiando e che le persone comincino a vedere oltre

  • Caro diario è tanto che non scrivo sulle tue pagine, purtroppo il tempo è tiranno.
    Finalmente dopo parecchie traversie ho avuto i tanto agognati documenti e una volta avuti codice fiscale e carta di identità mi sono accinta a tutte le varie rettifiche.
    Devo dire che è stato meno peggio di quel che pensavo, ma ho scoperto a mie spese, e mai termine e’ più esatto in questo caso, che per ogni rettifica o quasi devi una piccola o grande gabella.
    Per carita’ sono tutti stati gentili ed educati, non ho avuto nessun episodio discriminatorio. Il problema e’ puramente economico.
    Forse bisognerebbe sollecitare i nostri legislatori a prevedere che chi affronta le rettifiche dopo aver avuto l’autorizzazione al cambio dei documenti dal tribunale non debba pagare dei subentri a se stessa per le utenze domestiche.
    Ti faccio alcuni esempi relativi ai servizi della mia citta’
    Acam acque: mi ha fatto la rettifica inviando la documentazione online senza oneri aggiuntivi.
    Enigas: ha preteso una voltura a me stessa facendomi pagare 37 euro di spese amministrative
    Enel: mi ha chiesto 89 euro fra spese di allaccio e cauzione che ovviamente non ho pagato e cerchero’ con altroconsumo di non pagare perché mi sembra assurdo
    Cellulare: voltura gratuita a me stessa con il ridicolo di firmare come cedente con il nome vecchio e come subentrante con quello vero
    Patente di guida: 87 euro per il duplicato
    Banca: volevano farmi aprire un nuovo conto, poi insistendo hanno “scoperto” che potevano cambiarmi solo l’anagrafica.
    Libretto di circolazione della macchina: quasi 280 euro . Per me rimane cosi’ per ora
    assicurazione auto: non sanno come fare, devono chiedere lumi alla sede centrale
    Telefono fisso di casa: idem come sopra.
    Inps: decritta da colleghi e amici come un moloch, si e’ dimostrata un gattino affettuoso ed e’ bastata una pec per sistemare tutto
    E per fortuna che tutti si sono accontentati di una fotocopia della sentenza perché ogni copia conforme mi sarebbe costata 13.48 euro.
    Senza contare che il mio avvocato si e’ “dimenticato” di notificare la sentenza,mi sono dovuta arrangiare e spendere circa 60 euro fra bolli vari.
    Senza contare da buona ligure tutti gli spiccioli usati per i parcheggi a pagamento.
    Comunque ne sto venendo a capo piano piano.
    Buonanotte

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