Il principale museo storico tedesco racconta 150 anni di omosessualità

Dal 26 giugno 2015 il Deutsches Historisches Museum di Berlino ha aperto al pubblico la mostra Homosexualität_en.
L’esposizione ripercorre gli ultimi 150 anni di storia degli uomini e delle donne omosessuali in Germania, partendo dalla prima volta in cui è stata scritta la parola omosessuale, passando per la brutale repressione nazista e arrivando quindi al graduale cammino verso la parità iniziato nel 1960.

La mostra viene esposta nel bel mezzo di un importante dibattito politico tedesco sulla possibilità di estendere il matrimonio alle coppie di persone dello stesso sesso. In Germania sono infatti entrate in vigore le Unioni civili nel 2001 e attualmente il partito di Angela Merkel (Unione Cristiano-Democratica) è riluttante a proseguire il percorso.
Durante la presentazione il Ministra della Cultura Monika Grütters ha dichiarato che la mostra aiuta a dare un contesto storico al dibattito sull’uguaglianza dei diritti e spiega come i risultati di oggi siano non solo legislativi, ma anche nella percezione dell’omosessualità da parte della società.

Allestita dopo quattro anni di progettazione in collaborazione con lo Schwules Museum* di Berlino, la mostra occupa uno spazio di circa 1600 metri quadri.
Uno dei primi reperti che si incontrano è la lettera scritta nel 1868 a Vienna da Karl-Maria Kertbeny a Karl Heinrich Ulrichs, considerata la più antica testimonianza scritta dell’uso delle parole omosessuale ed eterosessuale.
La mostra continua esponendo il lavoro di studiosi della sessualità come Magnus Hirschfeld, direttore dell’Istituto per la scienza della sessualità di Berlino che fu saccheggiato e chiuso subito dopo la salita al potere del Partito Nazista nel 1933; quindi viene illustrata la criminalizzazione del sesso tra uomini tramite il Paragrafo 175 entrato in vigore nel 1871, il pesante inasprimento durante il periodo nazista e infine la completa abrogazione nel 1994.
La Germania nazista ha condannato circa 50.000 omosessuali come criminali. Una sala della mostra dedicata al Triangolo Rosa racconta storie di uomini e donne coinvolti nella persecuzione di quegli anni. Si stima che circa 10.000-15.000 uomini omosessuali siano stati deportati nei campi di concentramento.

La sezione curata in particolar modo dallo Schwules Museum* comprende una serie di opere di artisti contemporanei internazionali come Monica Bonvicini, Louise Bourgeois, Heather Cassils, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Nicole Eisenman, Lotte Laserstein, Lee Lozano, Jeanne Mammen, Zanele Muholi, Henrik Olesen e Andy Warhol.
Le loro realizzazioni esaminano ed interpretano artisticamente l’orientamento sessuale e l’identità di genere. La prima parte di questa sezione è dedicata alle donne; sono esposti infatti dipinti e fotografie di donne che amano altre donne, donne androgine o maschili. Siccome solitamente, quando viene trattato il tema dell’omosessualità, vengono presi in considerazione soprattutto gli uomini, per questa mostra è stato fatta una scelta opposta: anche le donne sono omosessuali.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 1° dicembre 2015.

Fonti:
Deutsches Historisches Museum
Schwules Museum*
RBB online
LGBTQnation