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Il Comune della Spezia approva la trascrizione dei matrimoni gay celebrati all’estero

Venuti a conoscenza dal Consigliere comunale Roberto Masia che il 23 giugno scorso il Consiglio comunale di La Spezia ha approvato la mozione che permette la registrazione in Comune di matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, Approdo Arcigay Genova esprime la sua piena soddisfazione e gratitudine nei confronti di una amministrazione che continua a lavorare per il riconoscimento dei diritti di tutti. Infatti già nel 2012 La Spezia approvava il registro delle Unioni civili.

“La Liguria è una Regione che ha sempre dimostrato di saper rispettare le diversità”, spiega Claudio Tosi, Presidente di Approdo Arcigay Genova. “La gestione delle differenze ha caratterizzato queste terre di mare per secoli”.

“Oggi auspichiamo che anche il Comune di Genova”, continua Claudio Tosi, “si impegni a trascrivere i matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso e chiediamo un incontro con il Sindaco”.
Sottolineando che la trascrizione non ha scopo costitutivo, ricordiamo però la grande forza e il grande valore umano e culturale che tale atto avrebbe, soprattutto in una città che, come Genova, si è meritevolmente elevata a Città dei Diritti.

 

 


Comunicato Stampa pubblicato da «La Gazzetta della Spezia» il 23 giugno 2015

Registrazione in Comune di matrimoni tra persone dello stesso genere celebrati all’estero

Il Consiglio comunale durante la seduta del 22 giugno 2015, ha approvato un altro documento in tema di diritti civili, si tratta della mozione che permette la registrazione in comune di matrimoni tra persone dello stesso genere celebrati all’estero, il documento è stato presentato dai consiglieri comunali Masia Roberto (indipendente di sinistra) e Manfredini Paolo (PSI) entrambi componenti il gruppo consiliare “Sinistra Unita per il Socialismo Europeo” (successivamente sottoscritto da altri gruppi consiliari) e impegna la Giunta comunale e il Sindaco, nella sua qualità di Ufficiale di Stato civile, a individuare le modalità idonee all’iscrizione degli atti di matrimonio celebrato all’estero tra persone dello stesso sesso, su richiesta degli interessati quando residenti a La Spezia.

Nella mozione votata si richiama l’articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che, riconoscendo ai cittadini dello stesso sesso il diritto di sposarsi, ne fa titolari del diritto a vedere riconosciuta la validità del loro matrimonio in tutti i paesi dell’Unione europea e numerose sentenze e ordinanze di tribunali italiani assimilabili al medesimo principio.

Nel rilevare che attualmente in dieci paesi europei (l’ultimo in ordine di tempo l’Irlanda) siano già possibili matrimoni tra persone dello stesso sesso, che in altri nove siano riconosciuti diritti analoghi a quelli previsti dal matrimonio mentre nei restanti Paesi, tra cui l’Italia, alle coppie omosessuali non sia riconosciuto alcun diritto o scarsi diritti, i presentatori della mozione, dopo avere espresso solidarietà ai sindaci italiani che hanno già operato in questo senso, nel dispositivo invitano il Sindaco a farsi parte attiva presso l’ANCI affinché a fronte di quanto richiamato più volte dalla Corte Costituzionale (e recentemente dal Rapporto del Parlamento Europeo) il Parlamento e gli organi di Governo nazionale provvedano a prendere tutte le misure per l’approvazione di una normativa generale che possa “regolare diritti e doveri delle coppie di persone dello stesso sesso e delle famiglie omogenitoriali”.

Infine nel ricordare che nella mozione approvata la trascrizione di un matrimonio celebrato all’estero non ha finalità costitutive né celebrative, ma ha un’efficacia meramente dichiarativa, i presentatori della mozione, certi che iniziative come queste allontanano la società e gli affetti personali dai tempi bui dell’oscurantismo medioevale che taluni vorrebbero ancora imporre, sono vicini fin d’ora ai cittadini omosessuali residenti nel comune della Spezia, che hanno celebrato o intendano celebrare all’estero il loro matrimonio e che vorranno rendere pubblica l’esistenza di tale atto, certificando cosi il loro diritto alla vita familiare ed all’affettività.