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Over 60 women, il libro: tre domande a Margherita Giacobino

Venerdì 18 novembre 2016 (ore 21, Stanza della Poesia di Palazzo Ducale – Genova) nuovo appuntamento di Storie di vita omosessuale con la duplice presentazioni di Over 60 men + Over 60 women, antologie di racconti sulla terza età LGBT. Ne parliamo con Margherita Giacobino, curatrice e co-autrice del libro Over 60 women.

1- Com’è nata l’idea del libro? Quale spirito che ha mosso la sua creazione?
L’idea è nata, come spiego nella prefazione e come scritto in Over60 Men, da un progetto del gruppo Lambda Terza Età e della Fondazione Sandro Penna di Torino. Circa un anno fa Gianluca Polastri mi ha chiesto di occuparmi della narrativa per quanto concerne le autrici, così che, se si fosse raccolto sufficiente materiale, si sarebbe potuto fare un volume tutto al femminile. Ho accettato volentieri e ho pensato subito alle autrici che conosco e stimo personalmente, Sara Zanghì, Delia Vaccarello, Consolata Lanza, Nicoletta Buonapace e altre. La rosa dei nomi è stata poi completata dopo colloqui con Gianluca, Consolata e Giorgio Ghibaudo, che ha collaborato anche lui al volume Over 60 Men.

Tutte le interpellate hanno risposto positivamente e si sono dichiarate felici di contribuire a un lavoro che sul piano pratico ha lo scopo di finanziare interventi nel sociale e su quello letterario di dare protagonismo a un soggetto doppiamente invisibile, nel nostro caso le donne lesbiche anziane. Penso che noi, un popolo che invecchia, abbiamo particolarmente bisogno di riflettere sulla vecchiaia, di parlarne, di abbattere i miti e le negazioni che la circondano, abbiamo bisogno di uno ‘specchio’ letterario che ci aiuti a conoscerci e a dialogare lucidamente con noi stesse/i e con gli altri, anche in questa età.

2- Chi immagini come lettore/lettrice ideale di questo libro?
Anzitutto la lettrice ideale – ivi inclusi quegli uomini intelligenti che sfideranno il secolare pregiudizio maschile che le donne che parlano di sé sono da evitare come la peste – dovrà essere paziente e curiosa, come sempre quando si tratta di antologie, che sono come dei menu composti da tanti chef, e quindi bisogna andare a cercarsi quello che più soddisfa i nostri gusti e ci dice qualcosa di importante.

Considero questo libro solo un inizio di un discorso che va fatto. Mi piacerebbe che lo leggessero le dirette interessate, ovvero le donne ‘di una certa età’ e che servisse da stimolo a pensare e discutere. Ma anche le ragazze giovani. Io da giovane ero attratta dalle vecchie, che mi apparivano sagge e un po’ streghe, le ragazze di oggi non so…

3- Cos’è per te la narrativa LGBT?
La sigla LGBT continua a dirmi assai poco, è solo un ombrello sotto cui si sta tutti, e che come di solito accade in questi casi, non ripara tutti dalla pioggia. La narrativa LGBT, come quella lesbica, è solo un’etichetta comoda per dire che si possono affrontare liberamente certi argomenti. Ormai, quando mi trovo di fronte a una persona, o a un libro, intelligente, illuminante e complesso, tendo a dimenticarmi di queste distinzioni. D’altra parte, l’esigenza politica di dare un nome alle differenze è tuttora forte, perché nessuna conquista è sicura, tutt’altro. Quindi, definirsi LGBT è un’affermazione politica necessaria. Viviamo nella contraddizione, il che è spesso scomodo ma ha anche i suoi vantaggi.