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Un’altra aggressione omofoba a Genova

Con grande dispiacere apprendiamo che nella notte fra venerdì 6 e sabato 7 maggio ha avuto luogo a Genova un’altra aggressione di stampo omofobo. Dopo l’aggressione avvenuta al capolinea dell’autobus di piazza Caricamento l’estate scorsa e dopo la recente aggressione di Sampierdarena, arriviamo al terzo grave atto di omofobia in meno di un anno. Questa volta un gruppo di ragazzi è stato aggredito verbalmente nei luoghi della movida del centro storico e uno di loro, 19 anni, dopo aver risposto alle offese, è stato attaccato e percosso.

“Questo è un atto gravissimo”, dice Claudio Tosi presidente di Arcigay Genova. “È venuto il momento di interrogarci su come sia realmente l’omofobia in questa città. Genova è sicuramente una città inclusiva, ma ne stiamo scoprendo i limiti”. Anche il lavoro continuo di Arcigay nelle scuole e a sostegno di chi ci chiede aiuto, rivela che il lavoro da fare è ancora tanto. La nostra riflessione deve ripartire dalla necessità di un lavoro continuo su tutto il territorio da parte delle associazioni e soprattutto da parte delle Istituzioni. Proprio in questi giorni stiamo per inaugurare un Festival sull’omosessualità. Sarà questa la nostra risposta: cultura e investimento sulla società per la costruzione di un futuro migliore.

“Il ripetersi di preoccupanti episodi di omofobia in tutto il paese”, interviene Gabriele Piazzoni Segretario nazionale di Arcigay, “rende ancora più urgente la necessità di dotarsi di una legge contro l’omofobia, sbloccando la proposta di legge ferma da centinaia di giorni in Senato. Nella conferenza di fine anno del 2015, il Presidente del Consiglio Renzi aveva dichiarato che il 2016 sarebbe stato l’anno delle unioni civili e della legge contro l’omofobia: è il caso di ricordare al Governo e al Parlamento questo impegno alla luce di questi fatti, dei picchi di ostilità raggiunti durante il dibattito sulle unioni civili e nella consapevolezza, alla vigilia dell’approvazione definitiva della legge, che la maggior visibilità delle coppie gay e lesbiche potrebbe esporle a reazioni omofobe di chi non accetta quel riconoscimento, come accaduto in molti paesi che hanno già attraversato questa fase”.