C’è vita nel PD! Il partito genovese accetti di discutere.

Consigliera milanese del PD: “La costituzione permette il matrimonio gay”

Ha guadagnato l’onore delle cronache la breve discussione di due giorni fa alla festa democratica di Genova tra Rosy Bindi (Presidente PD) e Valerio Barbini (consigliere nazionale Arcigay) che oggi dichiara “la mia intenzione era quella di contribuire a riaprire un dibattito, tante voci, più o meno note, anche dallo stesso PD, sono intervenute per chiarire che non la pensano come la Bindi”.
Tra queste spicca di sicuro per autorevolezza quello di Marilisa D’Amico, consigliera comunale PD a Milano, ma anche autorevole costituzionalista.

“Il rispetto dovuto alla carta – scrive in un messaggio all’associazione Certi Diritti – impone chiarezza”
“Sono convinta [e con me molti autorevoli studiosi di diritto] che sia discriminatorio negare il matrimonio alle coppie omosessuali”
“Secondo l’opinione della corte costituzionale (…) il legislatore sul punto è libero e una legge che riconoscesse a tutti il diritto al matrimonio sarebbe perfettamente costituzionale”

“Insomma”, commenta Barbini, “la professoressa D’Amico ha letto la stessa sentenza che ho letto io, chissà quale ha letto la Bindi”. La Presidente del Pd aveva risposto a Barbini “avremo letto due sentenze diverse”.
Interviene sul caso con una proposta Lilia Mulas, Presidente Arcigay Genova: “insomma, c’è vita nel PD, non solo in Italia ma anche a Genova, visti diversi messaggi a Valerio di vicinanza da iscritti e dirigenti del PD”.
“Sarebbe bello”, conclude Mulas, “raccogliere questa vitalità e trasformare la polemica in un’occasione. Faccio un invito al segretario del PD genovese Giovanni Lunardon; costruiamo insieme uno spazio di discussione, parliamone, approfondiamo il tema insieme ai suoi iscritti, ai dirigenti genovesi del PD, costruiamo un confronto vero”.
“Quale occasione migliore”, conclude Mulas, “che la festa democratica per incontrarci con il popolo del PD? Vediamo se ci invitano”.

Comunicato Stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti
Roma, 8 settembre 2012
Di fronte alla vera e propria campagna di disinformazione che, in questi giorni, alcuni esponenti del PD, e non solo, stanno sviluppando sul tema dell’incostituzionalità del pieno accesso per le persone omosessuali all’istituto del matrimonio civile, l’Associazione Radicale Certi Diritti ha chiesto alla prof.ssa Marilisa D’Amico, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano, membro del collegio di difesa delle coppie omosessuali alla Corte Costituzionale nel 2010 e consigliere comunale del PD a Milano, cosa ne pensa. Ecco il testo che ci ha inviato:
“Leggo sui giornali le affermazioni secondo cui i matrimoni fra persone dello stesso sesso sarebbero “contrari alla Costituzione”. Io, anche collaborando con l’Associazione Certi Diritti, ho sempre sostenuto il contrario, e il rispetto dovuto alla Carta impone chiarezza.
Nel PD e con tutti coloro che sono impegnati per i diritti civili dobbiamo discutere serenamente, sapendo che sono pienamente legittime opinioni differenti: personalmente, e con me molti autorevoli studiosi di diritto costituzionale, sono convinta che sia discriminatorio negare il matrimonio alle coppie omosessuali, è un dibattito politico che non può chiudersi con la proclamazione di una verità obbligatoria per tutti.
Ma gli argomenti debbono essere di merito, lasciamo ad altri la demagogia e le frasi a effetto. Bene, nella nostra Costituzione non esiste alcun divieto al pieno riconoscimento del diritto degli omosessuali al matrimonio. Secondo l’opinione della Corte Costituzionale – opinione autorevolissima, ma non sacra: è già capitato che la Consulta abbia mutato orientamento… – non sussiste l’obbligo di quel riconoscimento, ma il legislatore sul punto è libero e una legge che riconoscesse a tutti il diritto al matrimonio sarebbe perfettamente costituzionale, visto che non può dirsi che tutto quanto non è obbligatorio è ipso facto vietato.
Ripeto, discutiamo serenamente, ma rispettando i grandi spazi di libertà che la nostra Costituzione ci offre: è proprio difendendo davanti alla Corte costituzionale il diritto per i gay al matrimonio, che mi sono resa conto di quanto questa sia una battaglia di eguaglianza”.