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Lettera aperta di Arcigay Genova ad una femminista radicale trans-esclusionista

femminismo trans-inclusivo

Abbiamo letto con stupore quanto pubblicato dal comitato milanese di Arcilesbica nella propria pagina Facebook lo scorso 10 febbraio (link). Il Consiglio Direttivo di Arcigay Genova, e gli attivisti e attiviste ad esso più vicini, ha quindi deciso di avviare una riflessione interna sul femminismo radicale trans-esclusionista e su questi temi, che a partire da questo articolo, inizieremo a pubblicare. Speriamo serva ad avviare un proficuo dibattito.

Le pagine Facebook di Arcilesbica Zani Milano e Se Non Ora Quando usano un linguaggio fortemente violento, facendo tra l’altro un uso spropositato della stessa parola ‘violenza’ ed esprimendo una non troppo sottile vena d’odio verso coloro che aderiscono al femminismo trans-inclusivo.

Nel loro nuovo manifesto femminista, che ricorda una versione edulcorata dello SCUM di Valerie Solanas pubblicato nel 1968, si parte subito con l’affermazione che la donna sia coLEI che è nata con una vagina. Non esiste un dibattito sulla transessualità, le donne trans non sono donne, e da qui si procede con una serie di affermazioni sull’orientamento sessuale e il diritto alla maternità. Poi, subito dopo, si ricorda alle ‘Donne’ che ogni uomo è un animale che non è in grado di controllare i propri impulsi sessuali: tutti stupratori, insomma.
Poi iniziano le contraddizioni. Si afferma infatti che la prima e l’ultima parola in fatto di maternità vada alle donne, e fin qui non possiamo che essere d’accordo, ma poi troviamo una serie di regole e divieti: no alla GPA (gestazione per altri, altrimenti detta utero in affitto), no ai trattamenti a bambini o bambine transgender, no a tutti i tipi di prostituzione e all’assistenza sessuale.
Insomma, il corpo è il tuo, ma devi usarlo solo secondo queste precise direttive.

A rigor di logica, se la donna ha il diritto di autodeterminarsi (e per ora ce l’ha, nonostante le riconosciute difficoltà), dovrebbe poter fare la sua scelta riguardo al proprio utero e alla propria carriera, ma sembra che secondo il Femminismo Radicale non esista distinzione tra prostituzione o GPA consensuale e non consensuale, cosa sorprendente vista l’importanza che viene data al consenso e all’indipendenza quando si parla di violenza sulle donne, anzi, violenza degli uomini sulle donne, come non mancano mai di sottolineare.

Troviamo, inoltre, di cattivo gusto associare la prostituzione con lo sfruttamento sessuale di donne o bambini e bambine. Crediamo sia chiaro a tutti e tutte, nonostante la necessità di continuare a parlarne e comprenderlo, che una donna che sceglie liberamente di vendere le proprie prestazioni sessuali non sia paragonabile a schiavitù e pedofilia.

Entrando più strettamente nei temi LGBTI+, vorremmo riflettere sul punto in cui si dice: ‘Ci opponiamo alla manipolazione chirurgica e alla farmacologizzazione dei corpi di bambine e bambini dal comportamento non conforme agli stereotipi di genere’.
Crediamo ci sia da fare una grande distinzione tra non-conformità al genere e disforia di genere. La prima spesso non ha niente a che vedere con la transessualità, è semplicemente questione di attitudini; la seconda è una condizione che se ignorata o, peggio, contrastata, può causare seri danni psicofisici all’individuo, e sta allo stesso individuo (e ai genitori, in questo caso specifico) e soprattutto ai medici curanti decidere se intraprendere una cura farmacologica, e non di certo a delle associazioni che nemmeno considerano le persone transgender come individui.

Riassumendo troviamo che questo ‘manifesto’ sia di cattivo gusto, offensivo, incoerente nel pensiero e che contenga troppi errori grossolani di terminologia e generalizzazione.

Concluderemo con alcune domande che speriamo possano trovare risposte,o almeno qualcuno o qualcuna che voglia partire da queste per ocntinuare nella riflessione.

Come fa un’associazione composta da donne lesbiche, appartenenti a non una, ma ben due gruppi discriminati, a non capire l’importanza dell’unione e della lotta comune?
Dove riescono a trovare il coraggio di marginalizzare e antagonizzare altre persone, quando si conosce sulla propria pelle il dolore e la difficoltà di quella stessa marginalizzazione?

MARZO PER L'INVIOLABILITA' DEL CORPO FEMMINILEUn’ampia rete di associazioni e singole femministe radicali italiane…

Pubblicato da Arcilesbica Zami Milano su Lunedì 10 febbraio 2020