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Rav Haim Fabrizio Cipriani e la pluralità del pensiero ebraico sui temi LGBT

Fabrizio Cipriani

Perché cercare il dialogo tra ebrei e cristiani proprio su temi così difficili (e controversi) come quelli LGBTI? Perché non accontentarci di una riflessione in seno a una singola religione, o a un dibattito, sì, ma su tematiche più “semplici”?

Forse proprio per la complessità di questo confronto: in un momento storico in cui, da più parti, assistiamo a semplificazioni e banalizzazioni di tematiche sociali, religiose o politiche – spesso ridotte a slogan o trasformate in tifo – crediamo che sia importante raccogliere e trasmettere, almeno in parte, la sfida della complessità.

Ci aiuterà Haim Fabrizio Cipriani, rabbino di Montpellier e Marsiglia, scrittore, conferenziere, violinista e direttore d’orchestra professionista, fondatore della comunità Etz Haim “per un ebraismo senza mura”.

Il mondo e il pensiero ebraico sono caratterizzati da una grande pluralità, ricchezza, complessità, e non possono che esserlo anche riguardo alle tematiche LGBTI. “Tracciare una linea netta (tra visione ebraica ortodossa e progressista, ndr.) è difficile, perché i principi religiosi non sempre si armonizzano con il sentire dei diversi attori. Di conseguenza esistono atteggiamenti di grande apertura in alcuni ambienti ortodossi, ma anche di grande chiusura in ambienti molto progressisti” (Jonathan Bazzi, Si può essere ebrei e gay? Intervista al rabbino Haim Fabrizio Cipriani, sett. 2016).

Rav Cipriani propone e guida la sua comunità in un percorso di ricerca spirituale libero e coraggioso. Il suo è un rabbinato di grande apertura verso tutti e tutte, caratterizzato dalla ricerca, prima di ogni altra cosa, di “un percorso di integrità e di rispetto dei requisiti etici e morali della Torà. In quest’ottica, la Halachà (legge ebraica) è vista come uno strumento, anche se molto significativo, per la realizzazione di tali ideali, e mai un fine a se stesso”.

Il gruppo da lui fondato, Etz Haim, ha queste sue stesse caratteristiche: si tratta infatti di una comunità di grande apertura intellettuale – in quanto lo studio è effettuato senza alcun dogmatismo – e umana, in quanto tutte e tutti sono benvenuti – non solo gli ebrei di qualsiasi orizzonte, ma anche i non ebrei – indipendentemente dal loro background, dall’identità di genere, dall’orientamento sessuale.

“Ho spesso ascoltato storie di difficoltà, dove le persone sentivano come impossibile una conciliazione fra l’identità ebraica e il loro essere (omosessuali, ndr.), conciliazione che desideravano ma che sembrava impossibile. A me pare che questo non debba essere, perché ogni volta che rinunciamo a una parte importante della nostra identità, perdiamo moltissimo, e gli altri con noi”.

E ancora: “L’ebraismo è basato sull’integrazione della persona: quando si parla di cose fondanti l’individuo a livello intimo, non è pensabile, anche teologicamente, che alcune persone siano create in un modo che non ci sia la possibilità di esprimere. Tutto si costruisce sempre con lo scambio con l’altro: se questa affettività esiste ci deve essere anche un altro con cui condividerla, perché non posso viverla da solo. E questo vale in ambito eterosessuale e non può che valere in ambito omosessuale”.

Il 12 Gennaio l’evento “Omosessuali credenti: percorsi di fede a confronto” sarà un’occasione importante per incontrare il Rav Cipriani e la ricca e complessa cultura di cui fa parte e di cui è portatore, nonché un’opportunità per approfondire lo scambio con lui.

Tra i suoi libri vi vogliamo segnalare, in particolare, un testo rigoroso e innovativo sul ruolo delle donne nella legge ebraica: Ascolta la sua voce.

“La condizione delle donne è oggi un argomento centrale per tutte le grandi religioni. Il privilegio maschile che in maniere diverse attraversa e caratterizza le varie tradizioni è sempre più in contrasto con il modo di vivere del nostro mondo. Ma è necessario che le cose stiano proprio così? Non vi è modo di cambiare i termini di una contraddizione così stridente? L’ebraismo non può trovare una sua strada per superare questo limite? In questo libro Haim Fabrizio Cipriani mostra che l’ebraismo può aprirsi al mondo femminile molto più di quanto accada oggi e ne indica le ragioni. La sua, però, non vuole rappresentare una rottura della catena della tradizione ebraica o di un suo astratto adeguamento alla modernità, bensì la proposta di una rilettura della stessa tradizione che ne attualizzi le posizioni più aperte ed accoglienti, perché “l’ebraismo ha bisogno delle donne, delle loro menti, dei loro cuori, per ascoltare voci e prospettive diverse che gli uomini non potrebbero fornire”.