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Don Franco Barbero a Genova per parlare di omosessualità e percorsi di fede

Franco Barbero

Il 12 gennaio si terrà a Palazzo Ducale di Genova (Munizioniere, ore 17:30) l’evento “Omosessuali credenti: percorsi di fede a confronto” e sarà un’occasione preziosa per incontrare e ascoltare don Franco Barbero, finalmente di nuovo a Genova dopo tanto tempo.

Don Barbero è noto per essere rimasto, da sempre, a fianco delle persone LGBTI, pur pagandone il prezzo in prima persona: nel 2000, a Roma, mentre la Chiesa Cattolica celebrava il grande Giubileo, lui sfilava al World Pride, contro corrente, insieme a quelli “contro natura”. D’altronde aveva sempre detto che “l’omosessualità è un dono” e che “diventiamo etero e omo in mille modi diversi. Dio non fa un pezzo sbagliato, Dio non è la Fiat”.

Per questo e per altri motivi di dissenso, don Barbero è stato sospeso a divinis nel 2003 da Joseph Ratzinger. Tuttavia non ha rallentato il suo impegno e la sua opera pastorale, anzi, ha continuato e continua a lavorare nella Comunità di Base di Pinerolo, a studiare la Bibbia, a prendersi cura di tutti coloro che ne manifestano il bisogno. Diceva pochi anni dopo la sua riduzione allo stato laicale: “Non ho mai pensato che la chiesa si possa tagliare come un pezzo di formaggio o dividere nettamente in buoni e cattivi. Tanto meno ritengo di essere il rappresentante del bene. Mi sembra, però, che la gerarchia cattolica, come struttura, sia in larga misura al servizio dell’oppressione delle coscienze. (…) Come può una struttura tutta maschile e maschilista essere sana?” (v. Matteo Bandini, “Non è mica vangelo”. Intervista a don Franco Barbero, “Pride”, dicembre 2005).

E ancora, riferendosi alla dottrina cattolica che collega le relazioni omosessuali al disordine affettivo, all’essere contro natura, all’anomalia, al peccato, all’attentato alla famiglia: “Purtroppo molte lesbiche e molti gay cattolici continuano a sentire questi discorsi come parola di Dio e non riescono ancora a liberarsi da questa ideologia ecclesiastica. Da molti anni cerco di accompagnare le amiche e gli amici che in tanti modi mi contattano, a uscire da questa prigione ecclesiastica. La fede è un’altra cosa e oggi esiste un gran numero di teologi e di biblisti che aprono sentieri di libertà” (Ibidem).

È lungo questi sentieri di libertà e di liberazione che don Barbero, da sempre, benedice le unioni fra uomini e donne dello stesso sesso: dalla prima, che risale al lontano 1978, le sue benedizioni alle coppie omosessuali sono state più di 100. Ha raccontato di sé e della sua “scoperta” del mondo LGBTI: “Quando sono diventato prete ero molto tradizionale, ero addirittura venerato dai miei superiori. Poi in confessione ho incontrato le prime donne lesbiche e i primi gay, ero giovane e ignorante. Dicevo loro di venirmi a trovare, da soli o in coppia. Ascoltandoli lentamente ho capito che è solo un modo diverso di percepire il proprio corpo, ma la sostanza e i sentimenti sono gli stessi. È stata la scelta più felice della mia vita. Se uno ha l’occhio della meraviglia – io ero come un pulcino che esce dall’uovo – scopre nuove cose” (Il Mucchio Selvaggio, 667, febbraio 2010).

A chi gli chiede: “Sei omosessuale?”, don Barbero è solito rispondere pacato: “No, non ho ricevuto questo dono, mi accontento di quelli che ho. Nessuno è perfetto!”

Davvero quella del 12 gennaio sarà un’occasione d’incontro preziosa! Quindi, per approfondire la sua conoscenza, vi proponiamo la lettura del suo ultimo libro Amori consacrati. Testimonianze di suore, frati e preti omosessuali in Italia.

Tredici religiosi (sei donne e sette uomini) raccontano sé stessi e i loro percorsi, ciascuno differente, tra vita consacrata e omosessualità. Si tratta di tredici storie d’amore, di libertà, e di rinuncia: storie difficili, di persone che hanno cercato di nascondersi a se stesse, ma che, presto o tardi, hanno dovuto fare i conti con la propria verità più profonda.

Così in queste pagine incontriamo il coraggio di suor Maria, che rinuncia al convento dopo vent’anni per vivere con la sua compagna; la coerenza di Amadeo, ex prete, uscito per fedeltà al Vangelo, stanco dell’ipocrisia dei superiori che gli assicuravano complicità purché “non esagerasse”; lo smarrimento di suor Rossana, mandata dallo psichiatra per essere curata dall’omosessualità; la serena speranza di frate Raimondo che lascia il monastero per non doversi nascondere più.

Ma incontriamo anche scelte diverse, quelle di religiosi omosessuali che decidono di rimanere nell’istituzione ecclesiastica, accusati magari di ipocrisia, per cambiare la chiesa cattolica dall’interno, predicando e testimoniando i valori dell’inclusione, dell’accoglienza, della diversità.

Incontriamo, insomma, un’umanità ricca e complessa ed esperienze e percorsi di fede che riescono comunque ad andare oltre l’istituzione che cerca di imprigionarli. Quella di Amori consacrati. Testimonianze di suore, frati e preti omosessuali in Italia è una lettura arricchente e interessante, che volentieri vi proponiamo mentre vi diamo appuntamento all’incontro del 12 gennaio a Palazzo Ducale.