Coming out di personaggi famosi: Ellen Page

L’attrice americana Ellen Page, famosa in Italia soprattutto per il film Juno, ha dichiarato pubblicamente di essere lesbica lo scorso febbraio durante un meeting di HRC – Human Rights Campaign, la più grande organizzazione lgbt degli Stati Uniti.

Di seguito il testo integrale, tradotto in italiano, del suo discorso.

«Per me è un grande onore partecipare all’apertura della conferenza Time to THRIVE. Ma è anche un po’ strano. Sono qui, in questa sala, grazie a un’organizzazione di cui ammiro moltissimo il lavoro. E sono circondata da persone che lavorano ogni giorno per rendere migliore la vita di altre persone. Profondamente migliore.

Molti di voi educano persone più giovani, persone come me. Molti di voi aiutano i giovani a stare meglio e a trovare la loro voce. Molti di voi ascoltano, altri entrano in azione. Molti di voi sono molto giovani. E questo mi fa sentire ancora più strana nel parlare qui di fronte a voi. Mi sento strana perché, come attrice, rappresento – in un certo senso – un settore che impone standard altissimi a tutti noi. Non solo ai giovani, ma a chiunque. Standard di bellezza, di qualità della vita, di successo. Standard che, odio ammetterlo, colpiscono anche me. Ti ritrovi con idee e pensieri che non avevi mai avuto prima, che ti dicono come devi comportarti, come devi vestirti e chi devi essere. Provo a respingerli, a essere autentica, a seguire il mio cuore, ma a volte è molto difficile.

Ma ecco perché sono qui. A partire da questa sala tutti voi, tutti noi, possiamo fare molto di più tutti insieme che come singoli individui solitari. E spero che questo pensiero vi dia la stessa forza che sta dando a me. Spero che i workshop a cui parteciperete nei prossimi giorni vi diano forza. Perché posso solo immaginare che ci siano giorni in cui lavorate molte più ore di quelle che il vostro capo immagina o ritiene giuste, e lo facciate solo perché c’è un ragazzo che credete possa farcela. Giorni in cui vi sentite completamente soli, deboli, o senza speranza. So che ci sono persone in questa stanza che, ogni volta che vanno a scuola, vengono trattate di merda, per nessun motivo. E poi andate a casa e non ve la sentite di dire ai vostri genitori tutta la verità su voi stessi. Più che cercare di incasellarvi in una categoria piuttosto che in un’altra siete preoccupati del futuro. Per il college, per il lavoro o addirittura per la vostra sicurezza fisica.

Il tentativo di creare una immagine mentale della vostra vita futura – di che cosa diavolo vi succederà – può essere qualcosa che ti schiaccia un po’ ogni giorno. Una sensazione tossica, dolorosa e profondamente ingiusta. A volte è il dettaglio più piccolo e insignificante a buttarti giù. Io per esempio provo a non leggere i gossip, ma l’altro giorno un sito ha pubblicato una mia foto in cui indossavo i pantaloni della tuta, per andare in palestra. L’autore si domandava: “Come mai questa piccola bellezza insiste nel vestirsi come un omone enorme?”. *pausa* Perché mi piace stare comoda. Ci sono certi stereotipi, molto pervasivi, riguardo ai concetti di mascolinità e femminilità e questi stereotipi definiscono come ti devi comportare, vestire e parlare. Non servono a nessuno. Chiunque sfidi queste cosiddette “norme” viene sottoposto a commenti ed esami minuziosi. La comunità GLBT questo lo sa molto bene.

E comunque ci sono molti esempi di coraggio intorno a noi. L’eroe del football Michael Sam, l’attrice Laverne Cox. Le musiciste Tegan e Sara Quinn. Le famiglie che sostengono la loro figlia o il loro figlio che ha fatto coming out. E c’è coraggio in questa sala. Il coraggio di tutti voi. Mi ispira molto essere qui, perché ognuno di voi è qui per la stessa ragione. Voi siete qui perché siete mossi da un’unica spinta: il fatto che il mondo sarebbe molto migliore se tutti facessimo lo sforzo di essere meno terribili gli uni con gli altri. Se ci prendessimo solo cinque minuti per riconoscere la bellezza dell’altro, invece che attaccarci a vicenda per le nostre differenze. Non è difficile. Sarebbe un modo di vivere davvero più semplice e migliore. E alla fine salverebbe molte vite. Poi certo, non è mica facile. Può essere difficilissimo, perché amare gli altri non può che iniziare con l’amare noi stessi e accettarci. So che molti di voi hanno lottato con questo aspetto. Traggo spunto dalla vostra forza e dal vostro sostegno in modi che non potete nemmeno immaginare.

Sono qui oggi perché sono gay. E perché…forse posso fare la differenza. Posso aiutare altri a avere una vita più facile e con più speranza. Senza contare che, per quanto mi riguarda, sento un obbligo personale e una responsabilità sociale. Lo faccio anche per una ragione egoistica. Sono stanca di nascondermi, stanca di mentire con le omissioni. Ho sofferto per anni, perché ero spaventata all’idea di rivelarmi. Il mio spirito ha sofferto, la mia salute mentale e anche le mie relazioni ne hanno sofferto. E oggi sto qui, con tutti voi, oltre tutta quella sofferenza. Sono giovane, lo so, ma ho imparato che l’amore, la sua bellezza, le sue gioie e, sì, anche i suoi dolori, sono il regalo più bello che un essere umano possa dare e ricevere. E noi ci meritiamo di di vivere l’amore pienamente e come tutti gli altri, senza vergogna e senza compromessi.

Ci sono troppi ragazzi che sono vittime del bullismo, del rifiuto, o che semplicemente vengono maltrattati. Troppe persone che lasciano la scuola. Troppi abusi. Troppe persone buttate fuori di casa. Troppi suicidi. E voi potete cambiare tutto questo. Voi lo state già cambiando. Ma non avevate bisogno che fossi io a dirvelo. Questa è la ragione per cui all’inizio dicevo che era tutto un po’ strano. L’unica cosa che posso dire è quella attorno a cui ho girato negli ultimi cinque minuti: grazie. Grazie per avermi ispirata. Grazie per avermi dato speranza e, per favore, continuate a cambiare il mondo per le persone come me. Buon San Valentino. Vi amo».

La traduzione è ripresa dal blog di Virginia Fiume. Qui il video del coming out di Ellen Page (audio in inglese).