Lo sterminio degli zingari

Il Regime nazista dichiarò gli Zingari una razza inferiore facendo leva su pregiudizi sociali che non necessariamente erano nazisti e quindi, nel dicembre del 1942, Himmler ne ordinò la deportazione. Nel campo di Auschwitz-Birkenau, nel quale venne deportata la maggior parte di loro, furono confinati circa 23.000 tra Rom, Sinti e Lalleri in un settore apposito chiamato Zigeunerlager.

Nel maggio del 1944, gli amministratori del campo decisero di trucidare tutti gli Zingari. Le guardie delle SS circondarono il settore nel quale vivevano i Rom, per impedire a chiunque di fuggire. Quando fu loro ordinato di uscire, i Rom si rifiutarono perché erano stati avvertiti delle intenzioni dei Tedeschi e si erano armati di tubi di ferro, vanghe e altri attrezzi usati normalmente per il lavoro. I capi delle SS decisero di evitare lo scontro diretto e si ritirarono.

L’eliminazione fu tuttavia solo posticipata al 2 agosto dello stesso anno. Prima di questa data i nazisti divisero la popolazione zingara, trasferendo più di 1.000 individui a Buchenwald in modo tale da togliere forze pronte a resistere nuovamente. La notte del 2 agosto, 2.897 zingari tra uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5, quello più vicino allo Zigeunerlager.

Anche se non è possibile determinare esattamente quanti Rom siano stati uccisi durante l’Olocausto, gli Storici ritengono che i Tedeschi e i loro alleati abbiano ucciso circa il 25 per cento dei Rom europei. Dei poco meno di un milione di Zingari che vivevano in Europa prima della guerra, i Tedeschi e i loro alleati dell’Asse ne uccisero almeno 220.000.

Dopo la Guerra, la discriminazione contro i Rom continuò in tutta l’Europa dell’Est e in quella Centrale. La Repubblica Federale Tedesca, ad esempio, determinò che tutte le misure prese contro i Rom prima del 1943 erano state misure ufficiali e legittime contro persone che avevano commesso atti criminali e non, invece, il risultato di politiche dettate dai pregiudizi razziali. Questa decisione impedì di fatto che alcun risarcimento fosse riconosciuto alle migliaia di vittime Rom incarcerate, sterilizzate e deportate dalla Germania senza aver commesso alcun crimine. La polizia criminale della Baviera, dopo la guerra, prese possesso dei documenti frutto delle ricerche del regime nazista, incluso il registro dei Rom residenti in Germania.

Soltanto alla fine del 1979, il Parlamento della Germania Occidentale riconobbe ufficialmente che la persecuzione dei Rom ad opera dei Nazisti era stata motivata dal pregiudizio razziale, aprendo così la possibilità, per la maggior parte dei Rom, di fare domanda di risarcimento per le sofferenze e le perdite subite sotto il Regime Nazista. A quel punto, però, molti tra coloro che avrebbero potuto presentare quella domanda erano già morti.

(Fonte: www.ushmm.org)

Testo: Matteo Monforte – “La rivolta del 16 Maggio 1944”
Attore: Simone Repetto